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Quando pensi al tuo giardino, forse immagini prato, fiori, ombra, profumi e un po’ di meritata pace.

Difficile che tu immagini una scala che scivola, un decespugliatore che spara sassi, una motosega usata con troppa disinvoltura o un giardiniere in pantaloncini corti che lavora come se fosse immortale.

Eppure il giardinaggio è anche questo.

Bello, certo. Poetico, pure. Ma anche pieno di attrezzi affilati, macchine rumorose, scale, rami pesanti, caldo, fretta, stanchezza e decisioni prese con quella frase meravigliosa che spesso precede i guai:

“Ma sì, tanto ci vuole un attimo.”

Ecco. Di solito l’infortunio entra proprio da lì.

Da quel “ci vuole un attimo”.

Ho fatto una chiacchierata con Andrea, RSPP esperto di sicurezza per aziende di giardinaggio e arboricoltura. RSPP significa Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Detta semplice: una figura che aiuta le aziende a capire dove sono i rischi, come prevenirli e come evitare che un lavoro nel verde diventi una gita al pronto soccorso.

Il punto interessante è questo: il tema non riguarda solo chi lavora.

Riguarda anche te, che hai un giardino e chiami qualcuno per potare, tagliare, sistemare o abbattere.

Perché quando affidi un lavoro, non sei solo “quello che paga”.

Sei il committente.

E qualche responsabilità ce l’hai anche tu.

Il giardino non è innocuo solo perché è verde

Molte persone vedono il giardino come uno spazio tranquillo.

Il problema è che dentro quello spazio tranquillo si usano motoseghe, decespugliatori, tagliasiepi, rasaerba, scale, piattaforme, forbici, troncarami e sacchi pesanti.

Insomma, non proprio l’equivalente di fare l’uncinetto sotto il glicine.

Il rischio nasce spesso dalla confidenza.

Tagliare il prato sembra facile.

Potare una siepe sembra facile.

Togliere un ramo sembra facile.

Salire alcuni gradini su una scala sembra facile.

Poi basta un sasso in un occhio, un piede sotto il rasaerba, una lama che rimbalza, una scala appoggiata male, e all’improvviso “facile” cambia significato.

Il giardino non perdona la superficialità solo perché ha un bel colore.

Il vero pericolo: “ho sempre fatto così”

Nel giardinaggio c’è una frase che dovrebbe far accendere una sirena:

“Ho sempre fatto così.”

Sembra esperienza.

A volte è solo fortuna ripetuta.

Il fatto che una cosa non sia ancora andata male non significa che sia sicura. Significa solo che, fino a oggi, ti è andata bene.

Andrea lo ha detto chiaro: il fattore umano conta moltissimo.

Fretta, stanchezza, distrazione, caldo, rabbia, abitudine, troppa sicurezza.

Sono questi gli ingredienti di molti incidenti.

Non sempre ti fai male perché non sai usare un attrezzo.

A volte ti fai male perché lo sai usare da talmente tanto tempo che smetti di rispettarlo.

E lì nasce il problema.

“Devo solo finire quel pezzetto.”

“Faccio questo taglio e vado via.”

“Non mi metto le protezioni, tanto è una cosa veloce.”

Frasi brevi. Conseguenze lunghe.

Scale, motoseghe e altri modi creativi per farsi male

Tra i rischi più sottovalutati ci sono le scale.

Una scala sembra un oggetto innocuo. Sta lì, appoggiata al muro, educata, quasi simpatica.

Poi la metti su un terreno irregolare, sali con un attrezzo in mano, ti sporgi un po’ troppo, e lei ti ricorda che la gravità non fa sconti.

Molti sottovalutano le cadute da due o tre metri. Pensano che il vero pericolo sia stare appesi a trenta metri su un albero.

In realtà un arboricoltore legato a trenta metri, con corde, imbrago e tecnica, può essere più sicuro di un hobbista su una scala a due metri con la motosega in mano e la fiducia di un acrobata ubriaco.

E già che ci siamo: la motosega si usa con due mani.

Sempre.

Anche se è piccola.

Anche se è leggera.

Anche se “devo fare solo un taglietto”.

Una motosega piccola non è un peluche rumoroso. È una catena affilata che gira ad alta velocità.

Il fatto che sia comoda non la rende gentile.

I DPI non sono un costume di Carnevale

DPI significa dispositivi di protezione individuale.

Tradotto: roba che ti metti addosso per non farti male.

Scarpe antinfortunistiche, guanti, occhiali, cuffie, pantaloni lunghi, casco quando serve, protezioni antitaglio quando si usa la motosega.

Lo so.

D’estate fa caldo.

Con i pantaloni lunghi si suda.

Con i guanti si suda.

Con le cuffie si suda.

Con il casco si suda.

Notizia sconvolgente: lavorare in giardino a luglio non è come sorseggiare uno spritz sotto una pergola.

Ma il caldo non rende gli attrezzi meno pericolosi.

La motosega taglia uguale.

Il decespugliatore lancia sassi uguale.

Il rasaerba gira uguale.

E “sto più attento” non è un DPI.

È una speranza.

Ci sono protezioni più leggere, materiali migliori, sovra pantaloni, bracciali antitaglio, orari più intelligenti e lavori che si possono rimandare quando le condizioni sono estreme.

Quello che non si dovrebbe fare è lavorare senza protezioni perché “tanto sono due minuti”.

Sono sempre due minuti.

Fino a quando diventano due mesi di gesso.

Anche se lo fai per hobby, il piede è sempre tuo

Questo punto vale per tutti quelli che hanno un giardino e fanno qualche lavoro da soli.

Se tagli l’erba il sabato mattina, non diventi immune agli incidenti solo perché non emetti fattura.

Gli occhi sono tuoi.

Le mani sono tue.

I piedi sono tuoi.

Le orecchie sono tue.

Quindi occhiali, guanti, scarpe adatte e protezioni per il rumore servono anche a te.

Ho raccontato ad Andrea il caso di un amico che si è fatto male tagliando il prato. Erba alta, rasaerba regolato alto, manovra sbagliata, piede troppo vicino alla macchina. La lama gli ha preso l’alluce. Scarpe da ginnastica, naturalmente.

Perché “tanto devo solo tagliare il prato”.

Risultato: dolore, gesso, disagio.

Tutto per un lavoro considerato banale.

Il punto è proprio questo: molti incidenti in giardino nascono da lavori considerati banali.

Il proprietario non è solo quello che paga

Qui arriva la parte più scomoda.

Quando chiami qualcuno a lavorare nel tuo giardino, non sei solo il cliente che paga e aspetta il risultato.

Sei il committente.

E il committente ha delle responsabilità.

Questo non significa che tu debba diventare un tecnico della sicurezza, passare le serate a studiare normative o interrogare il giardiniere con il tono di un ispettore del lavoro.

Significa però che non puoi fregartene del tutto.

Non basta dire:

“Ho scelto quello che costava meno.”

“Mi sembrava bravo.”

“Me lo ha consigliato mio cugino.”

“Ha la partita IVA, quindi sarà tutto a posto.”

Avere la partita IVA non basta.

Essere simpatico non basta.

Avere un furgone con due scritte a lato non basta.

La domanda vera è un’altra: quella persona è idonea a fare quel lavoro?

Ha le attrezzature giuste?

Ha la formazione necessaria?

Usa protezioni adeguate?

Valuta i rischi prima di iniziare?

Lavora da solo dove non dovrebbe?

Porta altri lavoratori in modo chiaro e regolare o improvvisa una squadra volante in stile “armata Brancaleone con decespugliatore”?

Sono domande poco romantiche, lo so.

Ma se succede qualcosa nel tuo giardino, diventano molto meno noiose.

Il preventivo più basso non è sempre il più conveniente

Il prezzo conta.

Sarebbe ipocrita dire il contrario.

Però il prezzo non può essere l’unico criterio.

Un professionista serio, quando fa un preventivo, non valuta solo il ramo da tagliare, la siepe da potare o il prato da sistemare.

Valuta anche come svolgere il lavoro.

Da dove entrare.

Che attrezzatura usare.

Quante persone servono.

Come proteggere l’area.

Se ci sono passanti, bambini, animali, auto, cavi, pendenze, accessi stretti o altri ostacoli.

Tutto questo richiede tempo.

E il tempo costa.

La sicurezza costa.

La formazione costa.

L’attrezzatura giusta costa.

Il lavoro fatto con criterio costa.

Il punto è che l’insicurezza costa di più.

Solo che spesso presenta il conto dopo.

Magari hai risparmiato qualche centinaio di euro sul preventivo, ma hai scelto qualcuno che lavora male, senza protezioni, senza attenzione, senza organizzazione.

Se va tutto bene, ti sembra di aver fatto l’affare.

Se va male, quell’affare inizia ad avere un odore strano.

Tipo avvocato, sanzione, ambulanza, danno, responsabilità.

Non proprio profumo di lavanda.

La sicurezza si vede anche dagli atteggiamenti

L’abito non fa il monaco, è vero.

Un giardiniere può arrivare sporco, sudato e con i pantaloni pieni di terra, ed essere un ottimo professionista.

Il problema non è l’eleganza.

Il problema è l’atteggiamento.

Se uno accende il decespugliatore in pantaloncini corti, scarpe leggere e senza occhiali, non sta dimostrando coraggio.

Sta dimostrando che ha un rapporto creativo con la propria pelle.

Se usa la motosega senza protezioni antitaglio, non è “uno pratico”.

È uno che sta giocando alla roulette russa con più rumore.

Se sale su una scala instabile con un attrezzo in mano, non è “svelto”.

È uno che sta confondendo il giardinaggio con il circo.

Se lavora in quota da solo dove non dovrebbe, se non delimita l’area, se lascia passare persone sotto i rami, se non sa spiegarti come intende lavorare, qualche campanello dovrebbe suonare.

E non un campanellino zen.

Una sirena.

Anche il sopralluogo serve a evitare guai

Un sopralluogo serio non serve solo a dire:

“Questa siepe la facciamo più bassa.”

Serve a capire come si lavora.

Da dove si entra?

Ci passa l’attrezzatura?

Ci sono cavi elettrici?

Ci sono dislivelli?

Ci sono bambini, cani, vicini, auto, passanti?

Il cancello resta aperto?

Se succede qualcosa, arriva un’ambulanza?

Il telefono prende?

Sembra esagerato?

Non lo è.

Perché se una persona si fa male, non è quello il momento migliore per scoprire che il proprietario è andato a fare la spesa, il cancello è chiuso e il cellulare non prende.

La sicurezza si prepara prima.

Dopo si improvvisa.

E sotto stress, di solito, gli esseri umani non danno il meglio. Diciamo così.

La sicurezza non è burocrazia: è buon senso evoluto

Lo so, quando si parla di sicurezza molti pensano subito a carte, norme, obblighi, firme, moduli, corsi, caschi, giubbotti e gente che complica la vita.

In parte capisco la reazione.

Ma sotto tutta quella scorza spesso c’è una cosa molto semplice: evitare che qualcuno si faccia male.

La sicurezza, se fatta bene, non serve a rallentare il lavoro.

Serve a farlo meglio.

Serve a evitare errori.

Serve a proteggere chi lavora, chi vive la casa, chi passa vicino, chi abita il giardino.

Un giardiniere che dedica tempo alla preparazione non è lento.

È serio.

Un proprietario che non guarda solo il prezzo non è ingenuo.

È sveglio.

Un hobbista che indossa occhiali, guanti, cuffie e scarpe adatte non è ridicolo.

È uno che vuole continuare a usare occhi, mani, orecchie e piedi anche il giorno dopo.

In conclusione: il giardino deve farci stare bene, non finire al pronto soccorso

Amo il giardino perché è uno spazio vivo.

Ci riconnette alla Natura, ci insegna la pazienza, ci costringe a osservare, ci ricorda che non tutto può essere controllato con un telecomando o una consegna in ventiquattr’ore.

Però proprio perché amo il giardino, non voglio raccontarlo come un parco giochi senza rischi.

Il giardino è bello, ma va rispettato.

Gli attrezzi vanno rispettati.

Gli alberi vanno rispettati.

Il lavoro di chi opera nel verde va rispettato.

E la sicurezza va rispettata.

La prossima volta che devi far potare una pianta, tagliare una siepe, sistemare un prato o abbattere un albero, non chiedere solo:

“Quanto mi costa?”

Chiedi anche:

“Come lo fate?”

Perché nel verde, come nella vita, il modo conta.

E a volte conta più del prezzo.

Autore: Roberto Massai

Giardino Futuro - Roberto Massai Natural Garden Designer, Arboricoltore, Giardiniere.

Natural Garden Designer & Life Coach

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