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Se ti dicessi che un albero può essere verdissimo, pieno di foglie, senza una macchia di fungo… e allo stesso tempo un pericolo per la tua macchina parcheggiata, mi crederesti? No, vero?

Perché nella testa di molti vale questa equazione: albero sano = albero sicuro.

Peccato che in arboricoltura, e nella vita in generale, le equazioni semplici raramente funzionano.

Sai qual è la verità?

Che un albero può avere la chioma da copertina, il tronco dritto come un modello e un curriculum da “miglior pianta dell’anno”… e allo stesso tempo essere pronto a crollare alla prima folata di vento più seria.
Non è colpa sua, eh. È colpa nostra, che confondiamo salute e stabilità come se fossero la stessa cosa.

Salute e stabilità: due mondi diversi

Quando diciamo che un albero è sano, parliamo del suo stato biologico: niente malattie fungine, nessun batterio, nessun virus.

In pratica, il motore gira bene. La stabilità, invece, riguarda se quella “carrozzeria” regge davvero.

Qui entrano in gioco mille fattori: radici ancorate male, legno interno marcio, rami cresciuti in modo sbilanciato, vecchie ferite che hanno lasciato segni nascosti, potature fatte con la grazia di un boscaiolo dopo tre caffè…

Insomma: un albero può essere sano, ma pericoloso.

E un albero malaticcio, se ben strutturato, può essere ancora stabile per anni.

La differenza la fa la meccanica, non solo la biologia.

Il problema è che… ci fidiamo dell’apparenza

Ammettilo: anche tu, passando sotto un viale alberato, guardi la chioma e se la vedi verde e piena, tiri un sospiro di sollievo.

Poi magari sotto quella corteccia c’è una cavità grande come una pizza gigante, e tu non lo sapresti mai.

Gli strumenti per scoprirlo ci sono: tomografi sonici, prove di trazione controllata, valutazioni visive da parte di tecnici esperti.

Il problema è che non sempre vengono usati, oppure vengono chiamati solo quando il danno è già fatto.

Tre storie vere (e un po’ amare)

Te le racconto come aneddoti, ma in realtà sono situazioni frequenti.

1. Il platano illusionista

Hai presente quei platani maestosi, con tronchi che sembrano colonne romane?

Alcuni di loro nascondono un segreto: all’interno non c’è quasi più legno sano. Cavità enormi, degradazione strutturale, resistenza ridotta.

Eppure, la chioma… uno spettacolo. Finché arriva il temporale, e quella colonna si spezza come un grissino.

2. L’albero surfista

Alcuni crescono su terreni argillosi, compattati.

Le radici? Superficiali e sbilanciate.

Sì, l’albero sembra stabile finché non arriva il vento forte… poi fa un numero da circo e si ribalta intero, radici comprese.

Non serve nessuna malattia: è pura instabilità meccanica.

3. Il potatore pasticcione

Certe potature drastiche del passato (capitozzature, rimonde e altre nefandezze) lasciano segni che non si cancellano.

L’albero reagisce con ricacci e rami deboli, che con il tempo diventano veri e propri booby trap.

Un giorno, senza preavviso, si spezzano. Magari vicino a un parco giochi.

E qui arriva la parte scomoda

Quando un albero è instabile, rimuoverlo può essere la scelta giusta. Sì, so che fa male.

Un albero è un pezzo di paesaggio e, spesso, di storia.

Tagliarlo può sembrare un crimine ambientale.

Però… cosa scegli? Tenerlo finché cade e fa danni, o sostituirlo con uno nuovo, sano e stabile, che potrà crescere in sicurezza per decenni?

Qui non si tratta di essere “contro” o “a favore” degli abbattimenti.

Si tratta di capire che la gestione del verde urbano richiede decisioni basate sui dati, non sull’emotività.

La gestione del verde: missione impossibile?

No, ma quasi.
Il verde urbano deve essere gestito con due valutazioni parallele:

  1. Salute (fitosanitaria): per capire se l’albero è biologicamente in forma.

  2. Stabilità (strutturale): per capire se può resistere in sicurezza alle sollecitazioni ambientali.

Il problema? Spesso si fa la prima e si ignora la seconda, oppure si interviene solo dopo un crollo.

Invece serve una strategia, fatta di censimenti, controlli periodici, monitoraggi con strumenti adeguati.

Perché ci riduciamo a tagliare in emergenza?

Semplice: la prevenzione costa, la manutenzione programmata è meno visibile di un intervento “eroico” post-disastro.

E la cultura del verde in molte città è ferma a “l’importante è che sia verde”.

Così ci ritroviamo con interventi d’urgenza, alberi tagliati di fretta e sostituzioni fatte senza criterio.

Cosa fare invece

  • Pianificare: sapere già oggi quali alberi monitorare nei prossimi anni.

  • Misurare: usare strumenti per valutare stabilità e resistenza meccanica, non solo guardare la chioma.

  • Scegliere bene le specie: piantare alberi adatti al luogo, con apparati radicali robusti e sviluppo compatibile con lo spazio.

  • Educare la cittadinanza: spiegare che tagliare un albero instabile non è una sconfitta, ma un investimento per il futuro.

 

 

Un piccolo esercizio mentale

Prova a pensarla così: tu hai un vecchio albero nel giardino, alto, imponente, amato.

Ma un tecnico ti dice che è instabile e può crollare.

Lo lasci lì perché “è bello” o lo sostituisci con uno giovane, che tra vent’anni sarà altrettanto imponente, ma sicuro?

La risposta non è facile.

È un po’ come decidere se cambiare un’auto storica: il cuore dice di tenerla, la testa ti ricorda che i freni non funzionano più.

Il futuro del verde urbano

Il vero obiettivo non è conservare a tutti i costi ogni singolo albero, ma avere spazi verdi vivi, sicuri e longevi.

Un abbattimento mirato, seguito da una messa a dimora ben pianificata, può essere il primo passo per un patrimonio arboreo migliore.

Perché la Natura non è un museo statico: è un organismo in continua evoluzione, e il nostro compito è accompagnarla con scelte responsabili.

E tu?

La prossima volta che passerai sotto un albero, prova a non guardare solo il colore delle foglie.

Pensa a cosa tiene quel gigante ancorato a terra, a come reagirebbe a una tempesta.

Magari scoprirai che la bellezza è solo metà della storia.

Autore: Roberto Massai

Giardino Futuro - Roberto Massai Natural Garden Designer, Arboricoltore, Giardiniere.

Natural Garden Designer & Life Coach

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